Il governo lavora “in silenzio” per liberare Alberto Trentini

Tajani: “Stiamo tentando il possibile e l’impossibile”

Il caso di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto da oltre 400 giorni in un carcere di massima sicurezza a Caracas, resta al centro di un delicato lavoro diplomatico che il governo italiano sta portando avanti “a fari spenti”, senza annunci clamorosi ma con impegno continuo.

Secondo quanto emerge, i prossimi giorni potrebbero essere cruciali per l’evoluzione della vicenda. Il recente colpo di scena internazionale — il blitz militare degli Stati Uniti che ha portato alla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro — potrebbe incidere sugli scenari politici e aprire nuove strade per una possibile soluzione positiva.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia sta facendo tutto il possibile per riportare Trentini a casa: “Stiamo lavorando e stiamo tentando il possibile e l’impossibile. Speriamo che con Rodriguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto del male”, ha detto riferendosi all’attuale situazione politica venezuelana. Le autorità italiane si stanno muovendo anche per altri prigionieri politici, una ventina, detenuti nel paese.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’intelligence, Alfredo Mantovano, ha sottolineato che il governo ha seguito la vicenda fin dal primo giorno e che in questa fase un’eccessiva esposizione mediatica può essere dannosa per la riuscita delle trattative.

Anche l’Unione europea ha rilanciato un appello congiunto dei Paesi membri per la protezione dei cittadini europei detenuti per “motivi politici” in Venezuela, includendo esplicitamente Trentini nella dichiarazione.

Intanto, la famiglia del cooperante vive giorni di ansia e speranza, in attesa di segnali concreti dalla diplomazia. A esprimere solidarietà e vicinanza ai familiari sono stati anche il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, e la diplomazia vaticana, che potrebbe giocare un ruolo di supporto nelle interlocuzioni con le autorità venezuelane.

La questione resta una delle più delicate nel rapporto tra Italia e Venezuela, con molti osservatori che seguono con attenzione gli sviluppi dopo oltre un anno di detenzione senza che siano state rese note accuse formali e con grave mancanza di informazioni sulle condizioni della detenzione.