L’inflazione torna a crescere nel mese di dicembre, trainata soprattutto dall’aumento dei prezzi di alimentari e trasporti. Secondo le stime preliminari dell’Istat, i prezzi al consumo segnano un +0,2% su base mensile e un +1,2% su base annua, in lieve accelerazione rispetto all’1,1% di novembre.
Il 2025 si chiude così con un’inflazione media pari all’1,5%, un livello comunque inferiore a quello dell’area euro, dove a dicembre l’indice si è attestato al 2%, in lieve calo rispetto al mese precedente.
A determinare la ripresa dell’inflazione, spiega l’Istat, è stata soprattutto la crescita dei prezzi dei trasporti, passati da +0,9% a +2,6% su base annua, e degli alimentari, sia non lavorati (da +1,1% a +2,3%) sia lavorati (da +2,1% a +2,6%).
Torna a salire anche il cosiddetto “carrello della spesa”, che dopo il rallentamento di novembre (+1,5%) supera nuovamente la soglia del 2%, attestandosi al 2,2%. In aumento anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, dal +2,0% al +2,2%.
Le associazioni dei consumatori guardano con preoccupazione al dato. Il Codacons segnala forti rincari nei voli nazionali, cresciuti del 15,1% su base annua e addirittura del 41,9% rispetto a novembre, mentre i voli internazionali hanno registrato un +30% su base mensile. Secondo l’Unione nazionale consumatori, con un’inflazione media dell’1,5%, una famiglia tipo con due figli nel 2025 ha speso 562 euro in più rispetto all’anno precedente, di cui 269 euro solo per alimentari e bevande analcoliche.
Diversa la lettura delle associazioni di categoria: per Federdistribuzione l’andamento di dicembre rappresenta una “sostanziale stabilizzazione”, mentre Confcommercio parla di un dato coerente con gli effetti stagionali tipici dell’ultimo mese dell’anno. Resta però il nodo della debolezza dei consumi.
Nel terzo trimestre del 2025, infatti, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto del 2%, mentre la spesa per consumi è aumentata solo dello 0,3%. È salita invece la propensione al risparmio, arrivata all’11,4%, il livello più alto dal 2009 al netto del periodo pandemico. A sostenere il potere d’acquisto ha contribuito anche il calo della pressione fiscale, scesa al 40%, con una riduzione di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2024.
Secondo Confcommercio, però, la bassa inflazione non è bastata a rilanciare i consumi: “La ripresa della domanda interna è fondamentale per sostenere una crescita del Pil vicina all’1% nel 2026”. Le famiglie, pur con maggior reddito disponibile, restano prudenti e continuano a privilegiare il risparmio.
Infine, Eurostat ha annunciato prossime modifiche metodologiche all’Indice armonizzato dei prezzi al consumo: tra le novità, l’inclusione dei giochi d’azzardo tra i servizi ricreativi. Una voce che è già presente nel paniere Istat nazionale.





