Tumore ovarico di sei chili, intervento estremo a Torino: salvata una donna di 69 anni

La massa, grande come una gravidanza gemellare, non aveva dato sintomi fino a pochi giorni prima

Un tumore ovarico di sei chilogrammi, con un diametro di 28 centimetri e un volume paragonabile a quello di una gravidanza gemellare a termine. È quanto è stato rimosso con un intervento chirurgico d’urgenza durato circa sei ore a Torino, salvando la vita a una donna di 69 anni.

La paziente, Daniela, è entrata in sala operatoria la mattina del 23 dicembre, dopo un improvviso peggioramento delle condizioni cliniche. Fino a pochi giorni prima, infatti, non aveva avvertito alcun dolore. La presenza di una seconda neoplasia intestinale ha però causato la compressione del colon, provocando sintomi acuti e una grave sofferenza intestinale che hanno reso necessario un intervento immediato.

Il caso, definito “normalmente eccezionale” dai medici, ha richiesto il coordinamento di numerosi specialisti: ginecologi oncologi, chirurghi, anestesisti, gastroenterologi, radiologi, anatomopatologi, infermieri e operatori sanitari. La donna era stata presa in carico a metà dicembre dalla Chirurgia ginecologica mininvasiva dell’ospedale Sant’Anna, diretta da Paolo Petruzzelli, con il supporto della Radiologia per la pianificazione preoperatoria.

Durante l’intervento, ripetute consulenze intraoperatorie dell’Anatomia patologica, coordinate da Margherita Goia, hanno confermato la natura neoplastica sia della massa ovarica sia della lesione al colon sigma. A quel punto è intervenuta la Chirurgia d’urgenza dell’ospedale Molinette, con Mauro Santarelli, che ha completato la radicalizzazione sul versante intestinale.

Un ruolo centrale è stato svolto anche dall’équipe di Anestesia e Rianimazione, guidata da Mariella Maio, mentre senza preavviso è stata coinvolta in sala operatoria Anna Opramolla, della Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’ospedale Regina Margherita. L’intero percorso è stato seguito da Michela Chiadò, operatrice senior della Chirurgia mininvasiva.

Sono casi rari ma emblematici – spiegano i medici insieme al direttore sanitario di presidio, Umberto Fiandra – perché dimostrano come tempestività, competenza e lavoro di squadra possano fare la differenza anche nelle situazioni di massima urgenza”.

Sulla stessa linea il direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, Livio Tranchida: “Il valore aggiunto è stato poter schierare simultaneamente tutte le competenze mediche e sanitarie necessarie per affrontare nel modo migliore un caso clinico così complesso”.