Salvini frena: “Serve la diplomazia”. Le opposizioni: “E se gli Usa puntano alla Groenlandia?”
L’uscita di scena di Nicolás Maduro aprirebbe “una nuova pagina di speranza” per il popolo venezuelano. È quanto ha ribadito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel colloquio telefonico con María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace, dopo il confronto che la stessa Machado ha avuto con il presidente francese Emmanuel Macron.
Nel dialogo, Meloni e Machado hanno condiviso l’idea che un cambiamento politico a Caracas rappresenterebbe per i cittadini venezuelani la possibilità di tornare a godere dei principi fondamentali della democrazia e dello Stato di diritto. La telefonata, sottolineano fonti di maggioranza, conferma la vicinanza dell’Italia al popolo venezuelano e l’attenzione del governo per gli sviluppi della crisi, anche alla luce delle prospettive di una transizione pacifica e democratica.
A oltre ventiquattro ore dall’attacco degli Stati Uniti in Venezuela, interviene intanto il vicepremier Matteo Salvini, rompendo il silenzio con una presa di posizione dai toni in parte differenti rispetto alla linea ufficiale dell’esecutivo. In un messaggio pubblicato su Instagram, il leader della Lega premette che “nessuno avrà nostalgia di Maduro”, accusato di aver affamato e oppresso il proprio popolo, ma sottolinea che “la strada maestra per risolvere le controversie internazionali deve tornare a essere la diplomazia”, nel rispetto del diritto dei popoli a decidere il proprio futuro. Salvini richiama inoltre le parole del Papa e ribadisce la necessità di garantire la sovranità nazionale del Venezuela e lo Stato di diritto.
Mentre cresce l’attesa per l’informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani in Parlamento – al Senato la conferenza dei capigruppo per calendarizzarla è prevista per l’8 gennaio, mentre alla Camera non è ancora stata convocata – le opposizioni attaccano duramente il governo. Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, incalza la premier chiedendo cosa farà l’Italia “se gli Stati Uniti dovessero dirigere le loro attenzioni sulla Groenlandia”, territorio appartenente alla Danimarca. Conte denuncia una “subalternità agli Usa” e avverte che il Paese rischia di essere oggi “più indifeso e vulnerabile”.
Critico anche il Partito democratico: secondo il responsabile Esteri Peppe Provenzano, Meloni “sceglie Trump e dimentica che la Costituzione ripudia la guerra”, mentre legittimare una violazione del diritto internazionale viene definito “gravissimo”. I dem annunciano inoltre un’iniziativa in sede europea, con un’interrogazione per chiedere all’Alta rappresentante Ue una condanna chiara dell’uso unilaterale della forza e il ritorno della crisi venezuelana nel quadro multilaterale delle Nazioni Unite.
Ancora più duri i toni di Avs: Nicola Fratoianni parla di “imbarazzo” per la posizione della premier e si chiede se il governo “verrà in Parlamento a mentire al popolo italiano”. Angelo Bonelli definisce l’azione americana come “neocolonialismo energetico”, mentre Riccardo Magi di Più Europa richiama le dichiarazioni di Donald Trump sull’annessione della Groenlandia, chiedendosi fino a che punto arriverà l’allineamento del governo italiano.
Forza Italia respinge le accuse. Maurizio Gasparri rivendica la storica collocazione del partito “dalla parte della libertà” ed esprime “soddisfazione per il crollo di un’altra dittatura”, accusando la sinistra di difendere regimi autoritari. Sulla stessa linea l’eurodeputato Massimiliano Salini, che invita a interrogarsi sul ruolo delle organizzazioni internazionali, accusate di non aver contrastato in modo efficace la dittatura venezuelana negli ultimi anni.





