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Roma, Lotti e Minzolini : palazzo, potere e privilegi

marzo 20, 2017 • Pastena, Politica, ROMA, Roma Nord

Le votazioni al Senato sulla sfiducia al ministro Lotti e sulla decadenza di Minzolini  sono finite nel più classico dei modi, da prima repubblica s’intende o se si preferisce nel rispetto dei canoni sovietici o delle tradizioni bulgare.

Inciuci e bizantinismi che la gente non capisce e non giustifica.

Rispetto ai dibattiti in bianco e nero della Prima Repubblica e al classico doppiopetto grigio,  il ministro appariva più scanzonato con la pettinatura scomposta e il vestito sgualcito ma oltre le apparenze c’era tutta la grinta e la spregiudicatezza di conservare il posto, mantenere la poltrona e di  non perdere il potere.

Uno spettacolo misero e di basso profilo  per un Parlamento che anziché tutelare gli interessi dei cittadini e il bene della collettività si accanisce nella difesa di un ministro la cui posizione appare, almeno dai dati emersi dalla stampa e dalle prime rivelazioni degli imputati, fortemente compromessa e sicuramente contigua agli affari illeciti di imprenditori e di personaggi della pubblica amministrazione.

Sarebbe stato normale ed automatico dire al ministro dello sport di darsi, almeno per un pò, all’ippica o a qualsiasi altro salutare hobby  che lo tenesse lontano dalle lobbie di casa nostra.
Altro scandalo è stato l’aver concesso a Minzolini il privilegio di continuare a sedere in Senato calpestando la legge e la costituzione che al contrario sancisce che dovrebbe  essere uguale per tutti.
Minzolini con una condanna per peculato rimane al suo posto mentre ad un normale cittadino verrebbe persino vietato di partecipare ad un concorso per semplice bidello.
Il p.d., con un atteggiamento più critico,  avrebbe reso un favore ai suoi elettori che non ce la fanno più a turarsi il naso e a sentire le pietose storie sul garantismo e sulla presunta estraneità dei suoi uomini dagli intrighi e dai giochi di palazzo.

Il p.d. avrebbe fatto tirare un sospiro di sollievo ai militanti che solo qualche anno fa scendevano in piazza contro le leggi ad personam di Berlusconi e contro i tanti indagati e corrotti che nel centro-destra  alimentavano corruttela e voti di scambio.

Tempi perduti e dimenticati, ora il p.d. è impegnato a fermare l’emorragia di consensi difendendo ad oltranza uomini e vicende che puzzano da lontano e che solo la malafede e gli interessi personali possono giustificare non solo in Parlamento ma persino con il passaparola che da Roma giunge sono alle estreme periferie .
Difendere il compagno Lotti e concedere la grazia al senatore Minzolini, per non darla vinta al movimento 5 stelle,  sono atti eticamente contro natura e diventa solo un alibi tirare in ballo  la “gogna mediatica” o la “magistratura politicizzata” significa invece  omologarsi ad uno stile di comportamento istituzionale che non è dissimile da quello berlusconiano e dal modus operandi di tangentopoli.

La rivoluzione renziana si è dissolta nel nulla, forse non è mai decollata e così il nostro sistema politico, le istituzioni pubbliche continuano ad essere sotto il tiro di corrotti, mafiosi, massoni , amici e cortigiani.

Un partito Lotti…zzato con i  big impegnati a far credere che questa è la cosa migliore della nostra democrazia senza nemmeno un pò di pudore per  la memoria di Berlinguer, Moro, Dossetti, Pertini e i tanti militanti che hanno onorato con i loro impegno gli ideali del cattolicesimo liberale e i valori del movimento operaio.

Una politica servile che si illude solo di resistere al declino mentre non si accorge di non avere più futuro.
il sindaco di Pastena  dott. Arturo Gnesi

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